DICONO DI NOI – contributo del Senatore Maurizio Sacconi
“E’ con vivo apprezzamento che saluto l’iniziativa della Associazione istituita nel nome di Shahbaz Bhatti. Le attività e i progetti che questa organizzazione meritoriamente promuove valorizzeranno il grande esempio che il suo ispiratore ha dato al mondo pagando il prezzo della propria vita. Una vita spesa nella protezione dei più deboli, dei più emarginati e di coloro che in terre difficili sono perseguitati per il loro credo.
In un tempo così complesso, provato dall’ideologia relativista da un lato e fondamentalista dall’altro, il valore dell’esempio rinnova l’impegno di ognuno, delle nostre comunità e di tutta la dimensione politica nel sostenere e difendere i valori liberali e umanitari nel nome di un reciproco rispetto che non può prescindere dalle differenze ma che ha come solida base l’identità.
Come affermava papa Benedetto XVI, “nel rispetto delle differenze delle varie religioni tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli”, “affinché in maniera reciproca, in tutte le società, sia realmente assicurato a ciascuno l’esercizio della religione liberamente scelta”.
La conversione forzata
15 Maggio 2013 – Islamabad
Nell’ambito del dialogo interreligioso, questa conferenza ha preso in esame quegli orribili episodi in cui le donne sono vittime innocenti di una filosofia radicale, che viene espressa in nome della religione islamica. Durante questa conferenza i leaders religiosi islamici hanno asserito che nel Corano non esiste nessun concetto di conversione forzata, e che anzi questo tipo di violenza viene severamente condannata.
TOWARDS PEACE AND HARMONY
“Promuovere la pace e lavorare per un effettivo progresso può portare a un concreto cambiamento verso l’unità, piuttosto che sottolineare sempre le zone buie di ogni cultura e di ogni società” …. sono parole del presidente Dr. Paul Bhatti pronunciate a una recente conferenza a Islamabad-Pakistan (ottobre 2016)
VIAGGIO IN PAKISTAN – Ottobre 2016
Viaggio in Pakistan nel mese di ottobre per due religiosi francescani del Santuario di sant’Antonio di Padova e due rappresentanti di Missione Shahbaz Bhatti Onlus. Obiettivi: preparare il lancio del progetto “scuola arte e mestieri” da realizzare a Khushpur e incontrare i collaboratori APMA di Lahore e Islamabad, ma anche vivere momenti di dialogo interreligioso e di riflessione a livello politico-istituzionale.
articolo a cura di Francesco D’Alfonso – vicepresidente di MSB Onlus
Il recente viaggio in Pakistan dell’ottobre scorso, al quale hanno partecipato due padri francescani della basilica di sant’Antonio di Padova, p. Giancarlo e p. Fabio, rispettivamente direttore generale e direttore della testata “Il Messaggero di sant’Antonio”, e don Adriano Cevolotto, vicario generale della diocesi di Treviso, insieme a Francesco D’Alfonso, vice presidente di Missione Shabaz Bhatti Onlus, ha consentito di raggiungere diversi obiettivi:
la preparazione della campagna di lancio del progetto “scuola arti e mestieri”, che verrà realizzata a Khushpur con il contributo di Caritas antoniana;
gli incontri con persone, famiglie ed alcune comunità emarginate, che testimoniano il vissuto di sofferenza e di speranza dei cristiani del Pakistan;
gli incontri con i collaboratori e gli avvocati della sede APMA di Lahore, impegnati in casi di tutela legale, e con i giovani della APMA di Islamabad insieme ai rappresentanti di gruppi cristiani di varia denominazione;
momenti significativi di incontro e dialogo interreligioso, quali la visita alla grande moschea Badshahai di Lahore e ad una scuola coranica di Islamabad;
l’incontro con esponenti diplomatici di vari governi, l’ambasciatore della UE in Pakistan e il nunzio apostolico, che hanno espresso sostegno alle proposte miranti a integrare le minoranze a livello istituzionale(intervenendo ad esempio sui meccanismi elettorali che le penalizzano) e a rivedere quegli aspetti dei curricoli scolastici, che attualmente non favoriscono il rispetto di quanti ad esse appartengono.
Al rientro in Italia, però, siamo stati raggiunti dalla notizia dolorosa e inaspettata della morte improvvisa del Vescovo di Rawalpindi-Islamabad, mons. Rufin Anthony, che avevamo incontrato solo pochi giorni prima. Stava partendo per la parrocchia più lontana della diocesi, a seicento chilometri di distanza, e si era scusato per non potersi fermare più a lungo con noi. Ci eravamo lasciati parlando della situazione attuale del Paese e della comunità cristiana, che stavamo visitando in quei giorni, con sentimenti misti di sofferenza per i tanti casi di discriminazione e di violenza registrati e insieme di speranza e di attese per un futuro che si prospettava aperto a nuove opportunità. Il Vescovo Rufin era uomo semplice e sapiente, che ha servito per trent’anni la sua Chiesa ed era molto amato dalla sua gente, che lo sentiva vicino e attento ai problemi dei poveri e degli emarginati. Ad agosto era venuto a Roma per partecipare al convegno internazionale dei legislatori cattolici, promosso dal Card. Schönborn, ed aveva lasciato una forte testimonianza sulle condizioni delle comunità cristiane in Pakistan. Si era fermato poi alcuni giorni nel Veneto, dove aveva incontrato il Vescovo di Treviso mons. Gianfranco Agostino Gardin e il Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia. In questo periodo stava seguendo la causa di beatificazione di Shahbaz Bhatti e ci aveva aggiornato sullo stato dei lavori. Era ottimista sulla possibilità di completare in tempi non troppo lunghi la fase diocesana della causa. La sua morte improvvisa – sarebbe rimasto ancora poco alla guida della diocesi per raggiunti limiti di età – ha determinato un vuoto non facilmente colmabile nella Chiesa del suo Paese. Un problema importante, infatti, per i cristiani in Pakistan è quello di trovare guide autorevoli, data la situazione di fragilità delle comunità, in bilico tra fedeltà nella testimonianza e tentazioni di fuga, specie per i giovani, attirati dalle lusinghe di una vita “normale”.
In due momenti, in particolare, abbiamo toccato con mano questa sofferenza: a Lahore, negli uffici di APMA, nell’incontro con alcune persone che stanno facendo fronte a gravi ingiustizie subite con l’aiuto dei legali della associazione; a Islamabad, nella visita ad alcune comunità cristiane che vivono in condizioni di grave miseria e abbandono, dove tuttavia non manca il sorriso sul volto dei bimbi, né il desiderio degli adulti di poter trovare nella chiesa iniziata, ma non terminata, nel cuore del villaggio un segno di protezione e di speranza. Il vescovo Rufin si era fatto carico di portare a termine i lavori.
E’ grazie all’impegno di persone come lui, ma anche di alcuni leader musulmani aperti al dialogo e disponibili a lavorare in favore dei diritti delle minoranze, che si aprono prospettive di speranza per il futuro: particolarmente cordiale e significativo è stato l’incontro con Abd-ul-Khabir Azad, imam della grande moschea di Lahore, una delle più importanti del Paese, che ha ricordato la sua collaborazione con Shahbaz Bhatti e l’impegno a proseguirne l’opera, in memoria di un comune ideale di convivenza.
Dicono di noi – contributo di Franco Frattini
In un clima internazionale sempre più segnato da tensioni politiche e sociali pronte ad esplodere in qualsiasi momento, le atrocità commesse contro le minoranze religiose non accennano a placarsi. Le tensioni, soprattutto tra cristiani e musulmani, continuano a mietere vittime in molti Paesi del mondo. Il recente attacco a Dacca dimostra ciò che può accadere quando si chiudono gli occhi su un problema di drammatica attualità, come quello dei minori perseguitati, e che contro gli estremismi ormai non bastano più le parole. Lo abbiamo visto anche con il nostro caro amico Shahbaz: le parole non hanno risparmiato l’efferata uccisione avvenuta a Islamabad il 2 marzo del 2011, né tantomeno sono servite le dichiarazioni di solidarietà e le lacrime di coccodrillo affinché, dopo la sua morte, in Pakistan subentrasse una vera e propria tutela giuridica per le minoranze, non solo religiose, ma anche etniche e linguistiche. Per proteggere, insomma, l’intero spettro delle comunità vulnerabili agli abusi sui diritti umani. L’ultimo a chiamare in causa il Paese è stato il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon che, dopo l’attentato terroristico a una moschea sciita, ha invitato le autorità pakistane a “compiere tutti gli sforzi necessari per proteggere le minoranze religiose”. Le parole-chiave sono certamente dialogo, tolleranza e rispetto reciproco. Ma anche azione, unità e coraggio. Sono le parole (e le proposte in tal senso) che leggeremo su questo sito web dedicato alla memoria di Shahbaz e alla sua Missione. Perché è questa la giusta direzione per non dimenticare e per mettere fine alla violenza.
